martedì 19 ottobre 2010

23 proposizioni sulla posizione del proletariato nei confronti del feticcio culturale

"Quella di «progresso» è soltanto un'idea moderna, vale a dire un'idea falsa." (Nietzsche, L'Anticristo, cap. 4)

1.Il proletariato non legge i giornali

2.Il proletariato non crede nel miglioramento della sua condizione

3.Il proletariato non c'è, deve raccogliersi

4.Il proletariato è ignorante

5.Il proletariato non agisce conformemente ad uno scopo unitario

6.Il proletariato non capisce "l'attimo storico", ne è il soggetto

7.Il proletariato ha una via d'accesso preferenziale allo spirituale

8.Il proletariato non si fa avviluppare nel fascino della merce

9.Il proletariato è al di là del bene e del male

10.Il proletariato non vuole costruire, vuole distruggere

11.Il proletariato non scrive, la sua testimonianza è la muta vita biologica

12.Il proletariato ama i poveri di spirito e diffida dell'originalità

13.Il proletariato diffida del bello

14.Il proletariato vede carcasse spirituali laddove gli altri vedono "sapienti"

15.Il proletariato non ha tempo per fornire un'immagine di sé

16.Il proletariato è malinconico, ha nostalgia di ciò che non ha mai avuto

17.Il proletariato non persegue battaglie per i diritti, semplicemente vive

18.Il proletariato rifiuta ogni godimento estetico in quanto reazionario

19.Il proletariato non cerca l'"eu zen", ma lo "zen" pienamente attinto

20.Il proletariato ha nella gioventù edonista ed intorpidita il suo primo nemico di classe

21.Il proletario rinnega ogni identità, non ha paura di essere frainteso

22.Il proletariato non è raffinato o culturalmente significativo

23.Il proletariato non boicotta lo spettacolo in nome della cultura, vuole l'abolizione integrale di entrambi

domenica 17 ottobre 2010

La mistica in Marx

Nelle Tesi su Feuerbach Marx tenta, e ci riesce, di sfondare la barriera del materialismo accademico incapace, ed impossibilitato ad alzarsi in piedi e camminare. Materialismo, spiega, non è l'affermazione teoretica per cui tutto è materia. E non è questo, non tanto perchè questa proposizione sia falsa, ma per un motivo così semplice che si nasconde, ovvero perchè il materialismo NON è una teoria. C'è chi prova godimento nel ricondurre ogni fenomeno ad un sostrato materiale. Marx, anima buona, li lascia godere. E' un piacere innocuo, nella misura in cui è un piacere della contemplazione e della vista. Finchè ci si limita a formulare teorie, filosofie, a constatare che di fronte ed intorno e sopra e sotto di noi c'è la materia, ma sempre con occhi metaforici o meno, il materialismo resta teoria, idealismo a cui si sostituisce il segno grafico "materia" a quello di "Idea". E vanno fieri persino dell'iniziale minuscola con cui scrivono la parola "matreria", questi materialisti. Ma lasciamoli godere, in fondo il loro vantaggio sugli idealisti (nemico che tra l'altro esiste solo nelle loro teste) si riduce a questa minuscola, a questa sceneggiata di umiltà.
Marx in fondo è uno dei tanti maestri di sapienza orientale che si nascondono tra le scempiaggini della storia della nostra cultura. "Cos'è il materialismo?", si domanda. Prosegue: "Una teoria?". E poi, un attimo di consapevolezza: "Cosa ci sarà mai di materialista in una teoria? E' materialista pubblicare un libro materialista?". Ecco, perchè in fondo quella mamma un po' scema che noi chiamiamo Filosofia, non è che un negozio di libri. Marx non ci sta, abbassa le serrande. Il materialismo è un equivoco! E' solo un'ambiguità del linguaggio. Si scrive un libro sul materialismo e si ritiene di aver fatto del materialismo. Ma non ci si accorge che nel primo caso si è tenuto un atteggiamento teoretico, e quindi idealista (si è scritto solo un libro!), nel secondo si è fatto qualcosa. Già, perchè idealismo e materialismo non sono correnti filosofiche divergenti, ma attività divergenti. Il primo guarda, contempla, considera, articola. Il secondo trasforma, agisce.
"Materialismo", apostrofa Marx, "alzati e cammina!". Il materialismo è risorto, esce dall'accademia e dagli indici, si alza dalle pagine dei libri. Il materialismo ha perso finalmente l'"ismo" che lo rendeva teoria. Il materialismo non è una teoria, è una prassi, un attività. Scrivere di materialismo è una pretesa assurda almeno quanto sarebbe quella di acoltare un odore, o di assaggiare un colore. Il materialismo non cerca ciò che è vero, la verità ce l'ha alle spalle, il materialismo "fa verità".

"La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. E' nell'attività pratica che l'uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica." (Tesi II)

Abbiamo forse noi bisogno di porci la domanda sulla verità del nostro camminare? Certamente no, camminiamo e basta. La categoria di verità è del tutto inadeguata all'agire, ai processi pratici. Se si può parlare di materialismo allora questo è solo un'attività. L'unico campo in cui il materialismo finisce di essere teoria per divenire se stesso, è quello in cui l'uomo trasforma la materia, la tocca. Gli occhiali dello studioso lasciano il posto alle mani del materialista. Egli non si accontenta di vedere, vuole toccare, trasformare ciò che ha di fronte. L'elemento di propagazione del materialismo è solo la storia, il punto di contatto tra l'uomo e le cose. L'inizio del mondo redento si trova laddove l'uomo smette di aver paura di toccare il mondo. Finchè ci vergogneremo di toccare le cose, di essere liberi per il mondo e di trasformarlo, potremo urlara qualsiasi proclama, far qualsivoglia professione di materialismo, ma non saremo mai credibili. E' più materialista un fachiro di qualsiasi Karlo Marx. Egli ha iniziato a trasformare le cose, trasformando se stessi. Non guarda più, non pensa più, non capisce più, egli semplicemente è. Perchè si è solo facendo.

"Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. " (Tesi I)

Non solo il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, ma il vincolo originario, l'handicap fondamentale dell'uomo. La perdita totale dell'essere, il nichilismo. Se ci si accosta ad un'attività artigianale, ci si può fare un'idea di cosa si è perso perdendo l'essere. L'arte è l'eden attingibile nel presente che Dio ha lasciato all'uomo. E' esattamente questo trasformare trasformandosi. E' la progettazione e l'accrescimento dell'essere, della potenza. Non c'è bisogno di cercare l'essere alzando la testa verso chissà quali mondi, o nelle speculazioni sulla sofferenza umana o su Dio. C' è solo un modo per "inspessire" l'essere, per ritrovarsi. Ed è quanto di più umile e meno trascendentale possibile, anche se proprio per questo più difficile: volere, costruire, dispiegare la propria volontà nel mondo, in armonia con il mondo. L'hanno detto tutti: Nietzsche l'ha chiamata volontà di potenza, Hegel divenire se stessi in altro, Marx attività umana oggettiva nell'umanità socializzata, Gesù redenzione, e non sarebbe così difficile accorgersene se solo si togliessero questi personaggi dai libri di filosofia per inquadrarli piuttosto in un'intuizione spirituale profonda, un esigenza di compiutezza e di armonia da ricercare nella attività concreta, di cui l'uomo non potrà mai fare a meno. E tutto consiste in cose semplicissime e quotidiane, di cui modificare solo di pochissimo la prospettiva da cui si guardano. Semplici e per questo esposte quanto mai allo sguardo degli originali ad oltranza e dei nemici numero uno del banale, cui manca proprio quella luce per illuminare il "banale". Tutto comincia dal montare le sorprese degli ovetti kinder.
Nonostante ciò che afferma la Tesi VIII:

"La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica."

non è poi così assurdo affermare che l'attività pratica umana sia una forma di mistica. Ma naturalmente ciò che qui Marx intende per "misticismo"è la presunzione filosofica dell'astrazione dei concetti dalla storia e dall'attività umana. Ed in questo egli ha pienamente ragione. Il passo successivo che dobbiamo compiere però è proprio quello di non confondere questa presunzione con l'autentica ricerca di perfezione, con la vera mistica, che nonostante le rappresentazioni improbabili che il nome potrebbe evocare, si può provvisoriamente ricondurre all'esercizio e alla prassi.