lunedì 6 agosto 2012

La vecchia e il bullo: due paradigmi di potere

Sceglierò due macchiette, quella della vecchietta che rimprovera i bamini che giocano a pallone e quella del bullo, come altrettanti modelli di potere. Ne analizzerò inoltre alcune importanti connessioni con il cristianesimo, decidendone il grado di compatibilità. Quello della vecchia che grida ai ragazzi di fare piano mentre giocano a pallone, sotto la classica minaccia dell' "altrimenti ve lo buco", è il modello di potere più fortunato, vale a dire quello più noto e conosciuto. La maggior parte delle persone tende addirittura ad identificare erroneamente questo modello con il potere in generale, con conseguenze gravissime per la critica del potere, che ne viene umiliata e mutilata; il suo occhio miope scorge solo metà della violenza del potere. Si tratta del modello repressivo del potere. Esso (la vecchia) tende a reprimere, livellare, soffocare le manifestazioni spontanee e i poteri antagonistici (i bambini che giocano). Ora, per quanto riguarda le sue connessioni con il cristianesimo, è fin troppo facile che si tratta di un modello contrario allo spirito del Vangelo, in particolare proprio nell'esempio che abbiamo scelto: niente sembra deliziare dipiù Gesù del chiasso e del disordine che i bambini apportano nelle abitudini consolidate degli adulti. Inoltre Gesù è indifferente ai romani, contro il tempio, contro la famiglia. Tuttavia bisogna prendere atto di un evidenza fattuale: le vecchiette vanno in chiesa (fuor di metafora: spesso i poteri secolari sono solidali con la chiesa). Le nonne oppongono una vita docile, sottomessa, silenziosa, supina al caos anarchico dei ragazzi schiamazzanti. Si tratta di un vero e proprio invito repressivo alla compostezza, al silenzio, al rispetto dei ruoli. E tutto ciò con la complicità del prete, che identifica il peccato con l'insubordinazione, con la trasgressione delle norme borghesi e delle convenzioni della società civile, dell'educazione e dell'obbedienza. Questa affinità tra il potere repressivo e quello della chiesa ha dato luogo a quello che, a mio avviso, è il più clamoroso rovesciamento e fraintendimento operato neiconfronti del cristianesimo, vale a dire l'identificazione di esso con l'obbedienza alle norme morali e civili. Malgrado la lettera del Vangelo, ciò è stato possibile a causa della penetrazione del cristianesimo all'interno della società romana, la quale ha riplasmato i principi cristiani in senso sociale, reazionario e sciovinista come solo Roma ha saputo e sa ancora essere. Da questo fraintendimento sorge pressocché la totalità delle critiche superficiali al cristianesimo, dall'Illuminismo ai nostri giorni. Persino la critica di Nietzsche, a tratti, del cristianesimo come nichilismo dipende da questo fondamentale rovesciamento del cristianesimo come religione che reprime le manifestazioni creative ed attive della vita. Passiamo ora al secondo modello di potere. Sul fatto che il bullo che picchia l'emarginato sia un paradigma del potere credo non si possano avanzare molti dubbi. Ciò che invece è meno evidente è che esso agisce in modo sostanzialmente diverso dalla vecchietta, e per analizzarne criticamente la violenza le categorie utilizzate per il modello precedente sono inutilizzabili. Il bullo non reprime la vita, anzi è egli stesso lo scatenamento della vita che colpisce la vita che ritiene malata o anormale (l'omosessuale, lo sfigato, il povero, lo sfortunato, l'eccentrico). Potremmo utilizzare l'aggettivo "formativo" per indicare questo modello di potere, nella misura in cui rinvia all'analisi foucaltiana di un potere che forma gli individui attraverso processi di soggettivazione. Cosa fa infattiil bullo, compiendo violenza sullo sfigato? Dà forma alla vita, produce individui adatti alla società (che detengono qualità vincenti) e sopprime le manifestazioni "deviate" dell'esistenza, ovvero tutte quelle caratteristiche socialmente inservibili e vulnerabili. Attenzione, perché il bullo è molto facile trovarlo nel gruppo di ragazzi che prima abbiamo visto essere rimproverati dalla vecchietta: ciò significa che l'esaltazione acritica delle trasgressioni conduce attraverso una via breve alla violenza che forma ed emargina. Anzi in fondo il bullo e la vecchietta sono solidali nella violenza, e la differenza che li separa è solo temporale: la vecchia difende un ordine costituito, il bullo ne fonda uno. Quindi questi due poteri, pur differenti (uno produttivo e l'altro repressivo) sono complementari, due momenti di un unico processo. Nel secondo modello di potere è inoltre evidente che non solo il cristianesimo non solo è incompatibile, ma si trova in un rapportodi radicale antitesi ed antagonismo con esso. Cristiano è infatti quel dispositivo che raccoglie lo scarto soiale e lo elegge a figlio di Dio. La croce è il simbolo dell'infamia che si abbatte sullo schiavo quando rivela l'origine violenta del potere e si rivolta contro di esso. Basti pensare che la crocifissione fu la punizione inflitta dai romani agli spartachisti, gli schiavi in rivolta. Gesù è, nelle parole di Paolo, il maledetto dalla legge, il fuorilegge, l'infame. Tutto ciò che cado fuori dalla potenza è cristiano, e figlio prediletto di Dio. Cristiano è il parassita, la lebbra, la carne marcia, la merda, il fallito, il negro, la puttana. Tutti bersagli privilegiati del bullo e oggetti d'indignazione per la vecchietta. Solo dopo che il bullo picchia il negro, la vecchia può, ormai al sicuro, rimproverarlo con sdegno e disgusto per il chiasso che fa mentre è ubriaco. Il bullo, all'interno del costituirsi della società, è la polizia. La polizia è la divisa e tutto ciò che rappresenta l'ordine costituito fondato sull'esclusione del diverso che di volta in volta la società colpisce. Analizzando il secondo modello di potere è possibile dunque allontanare anche il misconoscimento fondamentale del cristianesimo, e tutte le banalità che contraddistinguono le critiche che si rivogono ad esso come ad un potere violento. Mostrando infattil'esistenza di un potere differente (seppur, come abbiamo visto, strettamente connesso) da quello repressivo, il quale è in radicale antitesi con lo spirito evangelico, si può infatti avanzare l'ipotesiche chiunque insista molto sulla funzione repressiva che il cristianesimo può avere (primo paradigma del potere: la vecchia) sia segretamente solidale con il modello di potere produttivo e marginalizzante. Nel cuore di ogni anticlericale si nasconde uno spirito poliziesco e sciovinista.