martedì 26 giugno 2012
La barba di Marx
Vi siete mai chiesti perché mai Marx avesse la barba? No, probabilmente, e ciò non sarebbe di per se poi troppo grave. Ciò che però non sospettereste mai è che si tratta di una questione di capitale importanza per stabilire lo statuto del materialismo storico. Marx, vessillo della classe proletaria, porta su di se il marchio infame dell'intellettuale separato dalla totalità sociale. Si, perché essa è il simbolo dell'intelighenzia chiusa ed impotentemente elitaria, chiusa nella torre d'avorio delle sue delizie intellettuali. Critico della pretestuosa autonomia della filosofia, delle scienze e delle arti nei confronti della struttura materiale della società, Marx ne covava sul viso l'arrogante germe. Ancora oggi l'intellettuale di sinistra medio(cre) porta la barba, e tutti ne conosciamo gli aspetti più ridicoli e fastidiosi sulla loro immagine-vedette radical chic. Nulla a che vedere con i baffi di Nietzsche.
A dover essere sollevata è la questione del rapporto tra l'intellettuale e le masse proletaria. Forse Marx riteneva che, al grado di sviluppo che il capitalismo aveva raggiunto nella sua epoca, l'intellettuale potesse inesotabilmente agire sulla classe proletaria, almeno in una certa misura, solo dall'esterno? Ma questo costringerebbe a ripensare dalle fondamenta lo statuto del materialismo storico. Le configurazioni di idee non dipenderebbero più, nella loro organizzazione generale, dalla struttura generale, ma dall'attività intellettuale autonoma. Con ciò non si vuol dire che Marx avrebbe dovuto indossare la divisa operaia, naturalmente; sarebbe poco dialettico il voler vedere il vecchio Karl sulle linee di fabbrica. Se Marx avesse considerato desiderabile la condizione operaia, non avrebbe scritto nulla. Egli deve star dentro stando fuori. Vedere l'altro di ciò che la forza-lavoro ha di fronte a sé, e farlo emergere. mostrare come la linea (e la divisa) non sono eterne necessità naturali, ma risultati storici manipolabili storicamente e tecnicamente. Ma la barba è troppo; quasi una concessione all'ingenuo materialismo feuerbachiano: farebbe parte della sua "essenza dell'uomo".
Ma c'è un'altra ipotesi. Marx potrebbe aver coltivato il suo imponente cespuglio per giungere dialetticamente, a partire dalla separazione dell'intellettuale, all'estremo opposto, in un modo, per così dire, esoterico. Ostentare una tale parrucca da mento potrebbe veicolare un cinismo attraverso il quale egli, assumendo fino fino l'immagine mercificata dell'intellettuale per esibire lo stato d'alienazione presente. Nel capitale Marx afferma che non c'è alcuna differenza tra un produttore di panni, che lavora tessuti, ed un "produttore" di scuole, che lavora le teste delle persone (Cap. Macchine e grande industria, la parte sulla critica della teoria della compensazione del capitale). La forza-lavoro intellettuale si trova quindi, anche se non nelle stesse condizioni materiali, in un identico rapporto di alienazione nei confronti del capitale. Sarebbe anacronistico pensare che la barba, nell'ottocento, fosse un simbolo di ribellione. Tuttavia Marx fu forse il primo a riuscire, con un balzo dialettico, ad usarla in tal senso, raggiungendo un estremo attraverso l'altro. In altre parole, egli sbatte in faccia a tutti l'estremo grado di sclerotizzazione in cui si trova l'intellettuale nella società capitalistica, riuscendo in tal modo ad agire in essa, denunciandola a gran voce. L'organizzazione interna della struttura globale capitalistica, porta in sé i germi della sua dissoluzione: l'intellettuale può arrivare ad un livello di estraneazione tale da divenire inservibile alla società capitalistica stessa. E qui sia sufficiente considerare che l'arte più cerebrale del novecento non ha nulla di apologetico nei confronti dei rapporti di produzione coevi.
Certo, ci sarebbe ancora da considerare la questione ebraica...
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