Per coloro cui il sitstema complessivo della libertà sessuale e del conseguente allentamento dei legami sentimentali giova, è semplice condannare la gelosia. Essi, per quanto apparentemente emarginati, non sono i veri soggetti colpiti dall'egemonia dei più forti in campo sessuale. Non conoscono gelosia e si attendono che gli altri non siano eccessivamente gelosi con loro, e ciò non è difficile perchè tra i vincitori esiste una tacita convenzione secondo la quale sarebbe lecito, anzi "naturale", appetire le reciproche donne (Ne sono un caso eclatante le donne dei potenti: raramente esse lo sono di un solo potente). Per sopraggiunta essi sono privi del senso di perdita, e ciò è insieme causa e conseguenza della loro totale incapacità di essere gelosi. Il bottino sottrattogli potrà essere facilmente rimpiazzato da altre più al-lettanti conquiste. I loro legami affettivo-sentimentali equivalgono all'ordinaria igiene orale quotidiana, è una funzione igienica, biologica, giusto con un pizzico di patetica emotività in più. "Cosa fai nella vita?" "Studio, faccio tale sport, mi piace suonare x strumento, frequento il corso di talelingua, ed ho una ragazza". Ed è in un certo senso giusto quindi che essi non sappiano cosa siano le zanne della gelosia, naturale che non riescano neanche a farsene una nebulosa immagine.
Ma per coloro i quali il tradimento equivale ad un rapimento, la preferenza della propria ragazza appare come sopraffazione del più forte sul più debole, coloro per i quali la perdita è la fine di se stessi, poichè conoscono l'incondizionato e l'oggettività dei rapporti, la superficialità con cui i vincitori liquidano la gelosia è un'inaccettabile gesto di crudele cinismo, alla stregua di quello dei facoltosi per cui la fame degli indigenti è in fondo solo un piccolo neo del mondo. La gelosia dei predati è la suprema giustizia del risentimento che pretende la sua vendetta, è l'ultimativa giustizia proletaria, che aspira a redimere tutte le passate generazioni di sconfitti.
Tuttavia anche gli umiliati che la gelosia è qualcosa da superare, in quanto la giustizia definitiva è solo un ideale istantaneo cui ispirarsi per arginare le violenze dei forti sui deboli, non un modello per scatenare un definitivo rovesciamento dei ruoli, invero massimamente desiderabile ma fuori di ogni realizzazione. Ma ci sono due modi di non essere gelosi. Il primo è quello di cui abbiamo parlato all'inizio, la sicurezza dell'esemplare forte che non ha bisogno di stare sempre all'erta, perchè sa che la sua donna gli resta vicino proprio per la sua potenza, o perchè non è per lui gravoso il compito di rimpiazzarla rapidamente. L'altro appartiene agli esclusi dal gioco dalla salute, i quali pur pieni di rancore e di desiderio di giustizia vedono nel superamento della gelosia un'opportunità di liberazione da ogni piccolezza mondana. E' meglio guardare più da vicino questa seconda possibilità.
Molti sono infatti capaci, anche tra i vessati, di dimenticare presto la rapina ai loro danni commessa dal più forte. Ma chi siederebbe addirittura a tavola con lui? Chi lo perdonerebbe oltre a dimenticarlo? Di più: chi l'amerebbe? Chi amerebbe il proprio nemico? Chi sarebbe capace di gioire per il proprio nemico dimenticando la propria miseria? Chi sarebbe capace di godere dei cieli sereni altrui, solo e all'umido di un antro infestato da demòni? Solo uno che ama, che perdona, che agisce. Uno che redime se stesso. Uno che ha oltrepassato i sette cieli per stabilirsi in una sede così lontana dal possesso e dal bisogno di amore terreno, da abbracciare la più estrema ingiustizia con la pietà di colui che conosce l'irresponsabilità del demoniaco nell'uomo. Un tale uomo beato "perdona loro, perchè non sanno quello che fanno", ma non semplicemente ignorandoli, guardando e passando, ma provando sincera compassione e pietà per la loro anima sconvoltà dalla bramosia di carne-successo, gioendone tuttavia nella misura in cui quel successo gli da una (pur effimera) gaiezza. Esiste forse un tale uomo? Possiamo noi incarnare quell'uomo?
mercoledì 11 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
Verso il centro orgasmico della sessualità
Per comprendere la questione della sessualità (agganciandola all'ineludibile orizzonte sociale, anche se in questo luogo rimarrà sullo sfondo) bisogna prendere le mosse dall'autoerotismo, e ricercare il suo nucleo altrove che non in una qualsiasi modalirà relazionale. L'alterità è completamente estranea alla sfera sessuale presa nella sua purezza. Lo sguardo ordinario secondo cui l'autoerotismo sarebbe un dirottamento della libido su se stessi, nel momento in cui essa non può, per qualsiasi ostacolo interno od esterno, trovare sfogo all'esterno, è completamente falsa; per ottenere la verità bisognerebbe piuttosto rovesciarlo. Secondo quella prospettiva l'autoerotismo verrebbe a configurarsi come qualcosa di affatto secondario, come un riverbero depotenziato della sessualità.
Al contrario è nostro compito quello di scorgere in essa una teoria al servizio della forza e del potere di coloro che questo sfogo della sessualità verso l'altro, verso la partnership, non hanno difficoltà a rintracciarlo. Oltretutto si tratta di un'ipotesi esplicativa estremamente debole, per quanto apparentemente funzionale, nella misura in cui nel rapporto sessuale (quindi nella relazione dei propri genitali con quelli di un altro) l'altro è continuamente sottoposto ai tentativi di appropriazione e fagocitazione, piuttosto che lasciato libero nella sua alterità. E' vero quindi il contrario: l'aspetto relazionale della sessualità è un effetto secondario in cui le pulsioni sovrane, ovvero quelle egoiche, imperative della volontà di potenza, proprie della masturbazione, nella quale l'individuo estende per una manciata di secondi la sua egoità fino a coincidere con il cosmo stesso, si riproducono in un rapporto con l'altro solo apparente, nella misura in cui l'altro vuole essere divorato. Il riscontro di elementi alteranti, relazionali della sessualità sono quindi frutto di un equivoco clamoroso, che confonde la presenza dell'altro in quanto mero pasto, con una presenza genuinamente relazionale. Affermare che l'elemento costitutivo della sfera sessuale è quello relazionale, sarebbe come affermare che il nostro rapporto con il pollo che ci si para davanti nel piatto è di tipo relazionale? Obiettate: Il pollo non si muove e non pensa, al contrario del partner sessuale. Io rispondo: Il muoversi ed il pensare del partner sessuale equivale allo sfuggire del pollo sottole posate, al suo scivolare via sull'olio che rende più avvincente la sua caccia con la forchetta.
Trascuriamo poi in questa sede, ma ne abbiamo parlato più volte, della flagranza dei segni che un determinato assetto sociale ha depositato sopra l'ipotesi relazionale. Poche epoche sono mai state così solerti nel ridurre a pura relazione i corpi, nel trasformare le leggi in norme implicite, nel tradurre con molta intelligenza l'imposizione in regolamentazione. Chi ubbidirebbe più ad un'ingiunzione schietta? Molto meglio inoculare un complesso sistema del costume attraverso il quale i soggetti si individualizzino spontaneamente, e da se stessi si classifichino e si distribuiscano all'interno di una stuttura che garantisce la soddisfazione della propria economia di piaceri a ciascuno che in essa si sistemi. A certe condotte corrispondono schemi d'azione altrettanto determinati. Se non ci si lava, non si tratta l'altro sesso come se dovesse essere tutelato, se non si è cauti ed accorti tempisti e predatori, si avrà difficoltà ad accedere alla merce sessuale...
L'orgasmo è il nucleo della sessualità. Per penetrare nella sfera sessuale, non si deve penetrare l'ano, o la vagina, o gli interstizi tra le dita, o la meccanica della macchina che si articola su due o più corpi. E' l'orgasmo l'attimo della sospensione assoluta che solo è in grado di determinare e di distinguere univocamente la sfera sessuale da ogni altro campo. Che cosa è l'orgasmo? La risposta della filosofia fino ad oggi sembra esser stata: "Mistero insondabile", ma in questo misticismo non è difficile scorgere la prudenza da eunuchi con cui si è affrontato fino ad oggi il problema, oltre all'inconsapevolezza in cui la pratica orgasmica è stata relegata a causa dei meccanismi di potere che la subordinano alla sessualità relazionale. Nell'orgasmo c'è la distruzione di ogni metafisica: la beatitudine non è più oltre, "qualcosa di promesso", ma è qui, nei nostri cuori e nei nostri genitali. La parola di Gesù e l'orgasmo sono qualcosa di seducentemente affine. L'essere, la totalità della vibrante sfera dell'essere non si staglia più in un aldilà o in una profondità abissale del senza fondo: l'essere è tutto spalmato sulle scariche orgasmiche. In esse percorriamo il giro del mondo, anzi dell'intero cosmo in pochi secondi, o frammenti atemporali. Schegge impattite in una paradossale omogeneità. Superficie lucida del mondo scansionata in un'apocalisse che procede a scatti e per salti. Tempo atemporale senza fine ma con un inizio ed un termine. Percorso laterale sugli itinerari del corpo. Esso ci lascia avvolti ogni volta di più nell'interrogativo sulla sua inesplicabile finitezza nel tempo: come è possibile che una tale eternità sia compressa in una manciata saturata di secondi? La nostra perplessità non deve ottenere risposta, e non per abbandonarci all'abisso del mistero, ma per riconoscere il non-senso (rigorosamente di superficie) che nutre la logica dell'orgasmo. Percorriamo rapidamente la parabola dell'estrema possibilità del corpo umano, essa ci conduce intorno, in una giostra impazzita, eepure non usciamo mai dal perimetro lineare e bidimensionale che essa traccia. E' il circolo: far rotolare il masso in cima alla collina contiene in se già il concetto della sua discesa, ed insieme ne è l'effetto: stessità scansionata in due momenti, cerchio osservato analiticamente in due semicerchi, attimo ed eternità nell'orgasmo come parti di un unico sistema meccanico.
Risulterà chiaro da questa brevissima, sommaria, e assolutamente non esauriente disamina dell'oirgasmo che, se è vero che esso è il cuore pulsante della sessualità, se da esso si deve partire per elaborarne un'analisi, che nulla in essa rimanda analiticamente ad una relazione con un altro corpo. L'orgasmo resta ripercussione cosmica su di se e sull'attimo, sia quando esso è l'esito di una tecnica autoerotica, che di una eterotica.
Al contrario è nostro compito quello di scorgere in essa una teoria al servizio della forza e del potere di coloro che questo sfogo della sessualità verso l'altro, verso la partnership, non hanno difficoltà a rintracciarlo. Oltretutto si tratta di un'ipotesi esplicativa estremamente debole, per quanto apparentemente funzionale, nella misura in cui nel rapporto sessuale (quindi nella relazione dei propri genitali con quelli di un altro) l'altro è continuamente sottoposto ai tentativi di appropriazione e fagocitazione, piuttosto che lasciato libero nella sua alterità. E' vero quindi il contrario: l'aspetto relazionale della sessualità è un effetto secondario in cui le pulsioni sovrane, ovvero quelle egoiche, imperative della volontà di potenza, proprie della masturbazione, nella quale l'individuo estende per una manciata di secondi la sua egoità fino a coincidere con il cosmo stesso, si riproducono in un rapporto con l'altro solo apparente, nella misura in cui l'altro vuole essere divorato. Il riscontro di elementi alteranti, relazionali della sessualità sono quindi frutto di un equivoco clamoroso, che confonde la presenza dell'altro in quanto mero pasto, con una presenza genuinamente relazionale. Affermare che l'elemento costitutivo della sfera sessuale è quello relazionale, sarebbe come affermare che il nostro rapporto con il pollo che ci si para davanti nel piatto è di tipo relazionale? Obiettate: Il pollo non si muove e non pensa, al contrario del partner sessuale. Io rispondo: Il muoversi ed il pensare del partner sessuale equivale allo sfuggire del pollo sottole posate, al suo scivolare via sull'olio che rende più avvincente la sua caccia con la forchetta.
Trascuriamo poi in questa sede, ma ne abbiamo parlato più volte, della flagranza dei segni che un determinato assetto sociale ha depositato sopra l'ipotesi relazionale. Poche epoche sono mai state così solerti nel ridurre a pura relazione i corpi, nel trasformare le leggi in norme implicite, nel tradurre con molta intelligenza l'imposizione in regolamentazione. Chi ubbidirebbe più ad un'ingiunzione schietta? Molto meglio inoculare un complesso sistema del costume attraverso il quale i soggetti si individualizzino spontaneamente, e da se stessi si classifichino e si distribuiscano all'interno di una stuttura che garantisce la soddisfazione della propria economia di piaceri a ciascuno che in essa si sistemi. A certe condotte corrispondono schemi d'azione altrettanto determinati. Se non ci si lava, non si tratta l'altro sesso come se dovesse essere tutelato, se non si è cauti ed accorti tempisti e predatori, si avrà difficoltà ad accedere alla merce sessuale...
L'orgasmo è il nucleo della sessualità. Per penetrare nella sfera sessuale, non si deve penetrare l'ano, o la vagina, o gli interstizi tra le dita, o la meccanica della macchina che si articola su due o più corpi. E' l'orgasmo l'attimo della sospensione assoluta che solo è in grado di determinare e di distinguere univocamente la sfera sessuale da ogni altro campo. Che cosa è l'orgasmo? La risposta della filosofia fino ad oggi sembra esser stata: "Mistero insondabile", ma in questo misticismo non è difficile scorgere la prudenza da eunuchi con cui si è affrontato fino ad oggi il problema, oltre all'inconsapevolezza in cui la pratica orgasmica è stata relegata a causa dei meccanismi di potere che la subordinano alla sessualità relazionale. Nell'orgasmo c'è la distruzione di ogni metafisica: la beatitudine non è più oltre, "qualcosa di promesso", ma è qui, nei nostri cuori e nei nostri genitali. La parola di Gesù e l'orgasmo sono qualcosa di seducentemente affine. L'essere, la totalità della vibrante sfera dell'essere non si staglia più in un aldilà o in una profondità abissale del senza fondo: l'essere è tutto spalmato sulle scariche orgasmiche. In esse percorriamo il giro del mondo, anzi dell'intero cosmo in pochi secondi, o frammenti atemporali. Schegge impattite in una paradossale omogeneità. Superficie lucida del mondo scansionata in un'apocalisse che procede a scatti e per salti. Tempo atemporale senza fine ma con un inizio ed un termine. Percorso laterale sugli itinerari del corpo. Esso ci lascia avvolti ogni volta di più nell'interrogativo sulla sua inesplicabile finitezza nel tempo: come è possibile che una tale eternità sia compressa in una manciata saturata di secondi? La nostra perplessità non deve ottenere risposta, e non per abbandonarci all'abisso del mistero, ma per riconoscere il non-senso (rigorosamente di superficie) che nutre la logica dell'orgasmo. Percorriamo rapidamente la parabola dell'estrema possibilità del corpo umano, essa ci conduce intorno, in una giostra impazzita, eepure non usciamo mai dal perimetro lineare e bidimensionale che essa traccia. E' il circolo: far rotolare il masso in cima alla collina contiene in se già il concetto della sua discesa, ed insieme ne è l'effetto: stessità scansionata in due momenti, cerchio osservato analiticamente in due semicerchi, attimo ed eternità nell'orgasmo come parti di un unico sistema meccanico.
Risulterà chiaro da questa brevissima, sommaria, e assolutamente non esauriente disamina dell'oirgasmo che, se è vero che esso è il cuore pulsante della sessualità, se da esso si deve partire per elaborarne un'analisi, che nulla in essa rimanda analiticamente ad una relazione con un altro corpo. L'orgasmo resta ripercussione cosmica su di se e sull'attimo, sia quando esso è l'esito di una tecnica autoerotica, che di una eterotica.
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