mercoledì 21 settembre 2011

Le passioni secondo un materialista storico inattuale

Se le passioni e il desiderio sono sempre apparsi stupidi ai filosofi, va detto, a loro onore, che ciò non è avvenuto solo a causa di una loro istintiva avversione alla vita, come spesso sospetta Nietzsche, ma perché sotto di esse fiutarono proprio una strategia paralizzante l'uomo. Le passioni sono stupide perché sono estremamente rigide e cieche, non tengono conto del divenire, eppure sono da esso continuamente trascinate via e ricondotte, in un avvicendamento infinito. Quando si desidera qualcosa intensamente, finiamo spesso per identificare il nostro intero essere con quella cosa, anzi con questo desiderio; in tal modo il desiderio diviene metafisica, puro feticcio, si reifica. Tuttavia, per nulla il tempo scorre così velocemente come per le passioni. Così, ci ritroviamo sempre di nuovo con un pugno di sabbia ogni qual volta credevamo di stringere dell'oro, ma raramente traiamo da ciò una lezione, e riprendiamo a desiderare in modo totalizzante. In ciò consiste la stupidità, nel credere di possedere, e farsene vanto, ciò che si fa beffe di noi. In questo concetto di desiderio è penetrata la struttura dei nostri rapporti sociali. Più la società ha bisogno del dinamismo produttivo, maggiore sarà l'impegno che un individuo dovrà riporre in un singolo compito in una minore porzione di tempo. Non ci si deve accorgere che il nostro lavoro sta per essere sostituito a breve da un altro, altrimenti si svolgerebbe quello presente con minor concentrazione. E' questa la struttura della catena produttiva, il sempre nuovo che si ripete in modo sempre uguale.
Un concetto di desiderio libero da questa impronta borghese, non sarebbe meno dinamico, anzi lo sarebbe ancor di più; sarebbe un concetto fluido di desiderio, maturo, consapevole della sua temporalità, una passione che compie ogni lavoro con distacco, con lontananza, in cui l'uomo non si identifica mai totalmente col proprio desiderio, precludendosi il "fuori margine" in un abbrutimento bestiale, ma si libra costantemente su questo margine, beffeggiando costantemente le proprie passioni. Non ho mai incontrato un uomo all'altezza di questo desiderio.

Il coito e la potenza nei sessi/ La libertà che aggiunge valore

E' "naturale" che le donne, nelle culture primitive, siano considerate, scambiate e consumate alla stregua dei prodotti alimentari più diffusi". Perchè l'appropriazione avviene a partire dal principio maschile? Perché il pene minaccia e la vagina difende? Perché avviene sempre e solo che l'uomo con la clava in mano segua la sel-vag(g)ina sin dentro la grotta? La donna è un prodotto naturale della terra. Non si possono consumare carni imputridite sotto al sole, ortaggi divorati dagli insetti, frutti troppo abbondanti per non cagionare conflitti. Le donne del villaggio vengono allevate, consumate, prodotte, stipate, sorvegliate, difese. "Bisogna difendere le donne". "La PROTEZIONE intima" (il gergo poliziesco dei saponi intimi, ancor oggi, testimonia della natura di merce della donna). Puntiamo ai genitali, per trovare, magari, una spiegazione questo rapporto unilaterale. Il pene si affloscia, la vagina no. Se una vagina cercasse di appropriarsi con la forza di un pene, il coito non potrebbe avvenire. Il pene può essere floscio o rigido. Quando è rigido combatte contro la donna, la aggioga, la soggioga, la penetra. Come dice Aristotele: "Potenza è anche potenza-di-non", altrimenti sarebbe atto. Un pene sempre in atto, non sarebbe potente. Ed in effetti, un pene sempre in atto potrebbe esser preda, almeno virtualmente, delle mire di una donna che volesse impadronirsene. L'uomo è potente, cioè cattura e schiavizza le donne, perché può farlo solo in certi momenti e non sempre. Il poter decidere, certo non con la propria volontà, ma con quella della pulsione- il poter imporre la propria decisione sul tempo del coito, sul momento in cui questo può e non può essere effettuato, conferisce all'uomo la potenza.

Oggi, in condizioni sociali ed economiche non solo mutate, ma stravolte, l'impotenza costitutiva della donna, il suo non dover avere un erezione per il coito, è divenuta l'arma più pericolosa e lo strumento di sottomissione più potente che possa mai comparire in una comunità umana. L'emancipazione sessuale, la rottura delle catene dai ceppi che la tenevano legata vicino gli antri e le caverne, ha posto le basi per una situazione in cui anche loro sono messe in condizione di predare e, poiché la merce sessuale ha raggiunto un valore così esasperatamente alto, che un'erezione mancata dell'uomo rappresenta un'infamia sociale pari a nessun altra.




La libertà che aggiunge valore

Se la merce sessuale ha raggiunto oggi un valore così alto, è perché è divenuto sempre più dispendioso produrla e sempre più rischioso ottenerla. Per produrre un coito sono necessarie automobili, case, un posto per consumarlo, prestigio, fama e buon nome, personalità accattivante, fascino dell'intellettuale o dell'energumeno, abbonamenti mensili per la palestra, cibo sano, abbigliamento il cui significato sociale sia immediatamente riconosciuto. Questi dispendiosi mezzi per la produzione della merce sessuale, presuppongono, come direbbe Marx in riferimento al modo di produzione capitalistico, che la forza lavoro sia, almeno sul piano astratto del diritto, libera di vendersi al capitale per aggiungere valore alla merce. Non c'è plus-valore senza libertà sessuale.

Cinque oracoli sottovoce

Meno si è forti ed indipendenti, più si è facilmente controllabili. E' questo il punto in cui l'individualismo fascista della forza incontra certo pensiero rivoluzionario di sinistra.

A morire sono sempre i migliori. Questo perché tutti sono i migliori almeno per qualcun'altro; nell'altro caso nel concetto di migliore è incluso il morire prematuramente.

"L'amore è eterno finché dura". Se fossimo superstiziosi saremmo indotti a credere che l'amore borghese sia stato inventato da una qualche divinità malvagia per farci divenire folli. Una passione tanto totalizzante ed esclusiva da occupare interamente il nostro essere, ed insieme tanto vacua e priva di senso da potere e dovere sempre esser rimpiazzato da un nuovo partner. Non è questa l'incarnazione del paradosso?

"Palle da biliardo" Quando un elemento di un gruppo appare privo di attitudini o di spirito in confronto agli altri,e da questi offeso, si rivolge ad un altro del tutto estraneo alle dinamiche del gruppo per indifferenza o, a sua volta, per inettitudine. Quest'ultimo, accortosi di rappresentare solo un'occasione di rivincita per il primo, raramente gli risparmia qualche cattiveria, ed ostenta la sua mancata offerta di comprensione, cogliendo al volo l'occasione di riscattarsi di fronte al gruppo.

Identità tra lutto e rinascita. Quando ci si separa da una compagna che amavamo, si perde l'appetito. Il dimagrimento che ne segue ci rimette in forma per trovarne un'altra.