lunedì 21 marzo 2011

Modalità violente ed appropriative di relazione al sesso femminile

Ebbene si, il potere circola tra i sessi anche e soprattutto per queste vie, che gradualmente riconducono la donna in strutture d'assoggettamento preparate, anticipate e propiziate attraverso il suo addomesticamento, indocilimento. A questo, ed esclusivamente a questo, deve essere ricondotto il processo di "spiritualizzazione" del sesso femminile, il suo assottigliarsi in una figura sempre più serafica. Ogni teoria che tenti invece di spiegarlo mediante il ricorso a caratteristiche fisiologiche o psicologiche può a buon diritto definirsi violenta e appropriativa; prescindendo poi dal fatto che un baratro che possa infinitamente ingoiare può essere considerato molto più potente di un pugnale che può trafiggere solo per un tempo limitato. L'addomesticamento della donna non può, come ogni addomesticamento, che passare per una certa compiacenza dello stesso sesso assoggettatto: come le più efficaci, durature, ed esiziali schiavitù, essa viene amata prima di tutto dal soggetto sottomesso.

- Imposizione e assecondamento di assurdi canoni estetici fondati sulla mollezza, la morbidezza, la pulizia, la debolezza e l'esotismo

- Interdetto linguistico. Esclusione della donna da discorsi considerati troppo coloriti od espliciti per le loro celesti orecchie, di cui l'uomo è il solo emissario e destinatario, quali: volgarità sessuali, secrezioni corporee come sudore, muco, pus, discorsi riguardanti dettagliate informazioni coproree come deformità, brufoli, verruche, peli etc.

- Limitazione del movimento. Generalmente, ancora oggi, in una coppia sarà lei ad attendere la fatale domanda: "Ti passo a prendere?". E perchè non il contrario? Forse i motori sono qualcosa di troppo maschio e al di sopra della sua portata?

- Delicatezza per disabili. La condotta affettuosa, dolce, tenera che si riserva alle donne denuncia a chiare lettere quanto la si consideri inferiore, malferma, incapace di desiderare e volere autonomamente, facile alla ruffianeria e all'inganno, vulnerabile alla carezza come un cane da compagnia. La donna è un essere "speciale", nello stesso sendo in cui si dice tale un disabile.

- Protezione. Protego ergo obligo. Quella investita sul corpo femminile è una tutela permanente, che mira a stornarlo dai colpi troppo duri del mondo esterno, rivelandosi in tal modo pregiudiziale e razzista, ed insieme prevenendo la formazione di un carattere completo la quale può essere garantita solo dallo scontro con il mondo.

- Iper-sessualizzazione. Per quanto la sessualizzazione sia ormai un processo che abbia investito la globalità dei sessi, il corpo femminile resta quello sessualizzato per eccellenza. Ogni relazione tra uomo e donna è sempre accompagnata, nella mente di chi osserva tale relazione, da un involuto sfondo sessuale, provocando un'attesa tesa che si risolve solo se, e nel momento in cui, la relazione abbia un esito sessuale. Mentre il corpo dell'uomo è sempre moralizzato (nei concetti di forza, armonia, efficienza, nobiltà), quello della donna è sempre nudo.

- Tutela economica. "Stai ferma! Offro io". Ciò sia detto per ogni altra regola del subdolo galateo erotico occidentale.

- Confino nella landa dell'irrazionale. Il grado di tolleranza degli uomini nei confronti di atteggiamenti e manifestazioni della donna al limite del surreale e dell'insensato (ciò non è solo un luogo comune), ha un che di sorprendente, in particolar modo se lo si osserva nel suo contrasto con il generale processo di razionalizzazione dell'occidinte capitalista. Tuttavia lo sbigottimento viene attenuato se si considera questa tolleranza come un sottoprodotto dell'assoggettamento della donna. Il materialismo storico impone infatti che nessuna caratteristica umana può essere confusa con una qualitas occulta, mistica, sovrastorica, naturale, innata. La cosiddetta irrazionalità della donna non è affatto un tratto naturale, ma la mistificazione sovrastrutturale, il distillato emotivo della strutturale schiavitù in cui versa la sua condizione, e delle vie traverse, dei silenzi, dei sotterfugi, dell'ostinata ottusità, della lateralità, in cui è costretta a rifugiarsi di fronte al sesso dominante. Chiamiamo "irrazionalità" la strategia creativa di reazione della donna all'arrogante e sfacciato dominio dell'uomo, che così può permettersi di essere "razionale", diretto, frontale. Non c'è nulla di irrazionale e insensato nella donna, se non la condizione di manifesta subordinazione etica e antropologica in cui si trova. Ciò significa che non esiste nulla come il sesto senso, l'intuito femminile, un'estrema sensibilità, la grazia, la delicatezza femminili; sono pura mistificazione ideologica di un rapporto di forza.

venerdì 18 marzo 2011

Noi, macchine che si muovono da sé

L'affermazione di un estremo positivismo, secondo cui bisogna "studiare i sistemi di interazione tra uomini come se si trattasse di cose", che da Durkheim perviene a Marx, fino a giungere a Weber, e ad affascinare, più o meno ideologicamente, figure centrali della politica rivoluzionaria del novecento, come Lenin o il presidente Mao, non è un semplice motto di cinismo da bandiera, o uno slogan che diviene incandescente sulla bocca di freddi teorici della rivoluzione, bensì un principio epistemologico che conserva una potenza euristica, oltre che ermeneutica, incalcolabile, devastante. Ma adesso facciamo un po' di silenzio, ascoltiamo il profeta.

Ho visto promuovere vancanze estive in prodotti chiamati videoclip musicali, dove porche voluttuose si avvinghiavano intorno a palme da villaggio turistico;
giovani distribuiti nelle zone illuminate, abitate, e mercantizzate della città, a godere di quello che forse credono svago;
ho visto un contado senza alcun diritto di cittadinanza.
Due corpi protendersi verso le rispettive bocche, nelle rispettive case, nei rispettivi tempi morti: insomma gente piena di rispetti, chiamata "amanti".
Colletti inamidati a leggere "il Manifesto", immobili, con la schiena appena curvata, gli occhi fissi sulla carta, su un tavolo di un locale da aperitivi, credendo che quello fosse rivoluzione.
Individui cupidi di dominio e sopraffazione, giustificati da un'ideologia della sana competizione che li definisce sportivi.
Ho ascoltato la musica che ascolta il ragazzo qui vicino a me, ma lui non sembrava accorgersi di essere di fronte al computer della sua cameretta.
Ho visto mani stringersi, amici abbracciarsi con pathos dopo tanto tempo, aiutarsi a vicenda, "sostenersi vicendevolmente", la cortesia del tacere gli evidenti cancri che crescono sulla pelle e sull'animo altrui, l'interesse vivo e persino sincero nei confronti delle vicende personali di altri, ed anche rari genii vergognarsi di sentire la propria superiorità rispetto agli altri, di sentire l'abissale distanza
che li separa da tutti gli altri, avvinghiarsi e innamorarsi di una morale da schiavi, sedativa, capace di addomesticare e rendere inoffensivo anche una bestia da preda.
Ho decifrato le rune materiali che compongono questa scrittura cifrata chiamata cultura, alle cui pendici si scorgono ancora materiali da cantiere, ferri attrezzi strumenti, che compongono il reticolo veritativo su cui solo si regge ciò che gli si aggancia a perfezione. Ed atti legislativi chiamati metodi scientifici, e rapporti sociali tra dominante e dominato fatti passare per Maestro ed Allievo.
Emancipazione dei diritti, aumento degli spazi di libertà, desacralizzazione del sesso, a sanzionare ormai una situazione di fatto in cui il caso e l'atomismo di produzione e consumo la fanno da padrone.