L'affermazione di un estremo positivismo, secondo cui bisogna "studiare i sistemi di interazione tra uomini come se si trattasse di cose", che da Durkheim perviene a Marx, fino a giungere a Weber, e ad affascinare, più o meno ideologicamente, figure centrali della politica rivoluzionaria del novecento, come Lenin o il presidente Mao, non è un semplice motto di cinismo da bandiera, o uno slogan che diviene incandescente sulla bocca di freddi teorici della rivoluzione, bensì un principio epistemologico che conserva una potenza euristica, oltre che ermeneutica, incalcolabile, devastante. Ma adesso facciamo un po' di silenzio, ascoltiamo il profeta.
Ho visto promuovere vancanze estive in prodotti chiamati videoclip musicali, dove porche voluttuose si avvinghiavano intorno a palme da villaggio turistico;
giovani distribuiti nelle zone illuminate, abitate, e mercantizzate della città, a godere di quello che forse credono svago;
ho visto un contado senza alcun diritto di cittadinanza.
Due corpi protendersi verso le rispettive bocche, nelle rispettive case, nei rispettivi tempi morti: insomma gente piena di rispetti, chiamata "amanti".
Colletti inamidati a leggere "il Manifesto", immobili, con la schiena appena curvata, gli occhi fissi sulla carta, su un tavolo di un locale da aperitivi, credendo che quello fosse rivoluzione.
Individui cupidi di dominio e sopraffazione, giustificati da un'ideologia della sana competizione che li definisce sportivi.
Ho ascoltato la musica che ascolta il ragazzo qui vicino a me, ma lui non sembrava accorgersi di essere di fronte al computer della sua cameretta.
Ho visto mani stringersi, amici abbracciarsi con pathos dopo tanto tempo, aiutarsi a vicenda, "sostenersi vicendevolmente", la cortesia del tacere gli evidenti cancri che crescono sulla pelle e sull'animo altrui, l'interesse vivo e persino sincero nei confronti delle vicende personali di altri, ed anche rari genii vergognarsi di sentire la propria superiorità rispetto agli altri, di sentire l'abissale distanza
che li separa da tutti gli altri, avvinghiarsi e innamorarsi di una morale da schiavi, sedativa, capace di addomesticare e rendere inoffensivo anche una bestia da preda.
Ho decifrato le rune materiali che compongono questa scrittura cifrata chiamata cultura, alle cui pendici si scorgono ancora materiali da cantiere, ferri attrezzi strumenti, che compongono il reticolo veritativo su cui solo si regge ciò che gli si aggancia a perfezione. Ed atti legislativi chiamati metodi scientifici, e rapporti sociali tra dominante e dominato fatti passare per Maestro ed Allievo.
Emancipazione dei diritti, aumento degli spazi di libertà, desacralizzazione del sesso, a sanzionare ormai una situazione di fatto in cui il caso e l'atomismo di produzione e consumo la fanno da padrone.
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