domenica 19 settembre 2010

Martina - Quattro istantanee di un'adolescenza di provincia

Il Vampiro

Tra le scalinate traforate dalle chiazze nere dei chewin-gum incrostati, il suo corpicino minaccioso ciondola con le cavità prive di sangue. Pallore sbiadito sulla carne mobile del suo volto decadente, che sembra lanciare una testarda provocazione alla salute crudele delle abbronzature che lo circondano. Il vampiro non ha sangue ad arrossire le sue guance lisce, perchè per qualche oscuro motivo che tiene nascosto a tutti proprio accennandolo a tutti in modo diverso, non va a mare, ma vive sotto la luce. Ho parlato al vampiro; gli spietati metodi della sua sopravvivenza mi sono da allora noti, ma sono sotto gli occhi di tutti da sempre: divorare l'altro, essere l'altro, berlo, bere ciascun altro. Il vampiro abbandona il suo castello, oramai ridotto a cripta del ricordo sbiadito di qualche ricco avo, per venire ad abitare, provocatorio ed in una rumorosa solitudine, le coste affollate della provincia di mare. Il nuovo vampiro è una gatta. Felino fatale e divoratore, odia l'acqua.



Gang-Bang

"Mi da una strana sensazione di esaltazione uscire con tutti voi ragazzi, essere la sola tra di voi mi fa sentire al sicuro, so che nessuno potrà farmi del male", diceva in preda all'estasi la cui sincerità chiunque la guardi negli occhi potrebbe garantire.
Le camicie di pile dei suoi affetti sono intrise di allucinazioni sessuali di gruppo. Ama essere circondata, costretta, messa alle strette da forze potenti che la schiaccino. Ma non solo il suo corpo; anche il suo spirito trae sempre nuove energie dalla pressione di robusti stimoli psicologici che la penetrino da ogni lato. Anche la ragazza che veniva dal disastro industriale, con i genitori separati ed il padre che la batteva, reclamava le squadre di calcio ed era molto impaziente. In psicologicis si tratta di una reazione compensatoria di numerosi vuoti affettivi da colmare. Gli strappi, a volte persino gli choc, dell'infanzia sfatta, la continua disattesa delle naturali fiducie puerili hanno generato un desiderio di rivalsa, che spinge in direzione di un riscatto emotivo frenetico, morboso, feroce, urgente. Impaziente. L'intensità e l'esigenza quantitativa di questo impulso si diffrangono distribuendosi in due modalità del sogno di sottomissione erotica di massa: l'una, sadica, che esprime il desiderio di onnipotenza e rivalsa nei confronti del proprio frustrante passato o presente doloroso; l'altra, masochistica, perchè quel corpo non può non ripetere il rituale sotto il quale si è forgiato, quello della sofferenza e dell'autolesionismo.
Ma l'impazienza dello stimolo e dell'appagamento istantaneo è anche ciò che più l'avvicina, anche se solo in lei emerge con potente bellezza nella forma di nuda malattia maniacale, del morbo, escoriata da qualsiasi correttivo o apologismo che la legittimi nel consumo, nel progresso o in qualche tendenza estetizzante - l'avvicina alla cifra caratteristica delle masse. L'ansia del prossimo stimolo sempre uguale è una convulsione che pulsa nei ritmi circolari delle vacanze, delle ferie, e che si fanno via via più serati e ravvicinati nelle serate, nelle scopate, nei palinsesti, negli hobbie, nelle modalità di fruizione "artistica" e musicale, nel caffè. Di questa griglia d'organizzazione degli stimoli, lei incarna l'espressione individuale deviante. Ne è l'instabile correlato soggettivo.



Caustica Provincia

Il gognometro solare si apre misurando la piazza intera. In un suo vertice umido ridacchi e gracchi spegnendo il fuoco nei polmoni di troppe sigarette accese dalla noia. Il primo corvo passa sulla minorenne sedotta dal catechista. Tonfo, una porta pesante si richiude dietro la chiesa. Racconti di ragazzi in acne di anni più piccoli di te nella tua classe, la cui adolescenza puerile a te ignota ti da noia. La porta meccanica dell'autobus Cotral si spalanca mostrando la tua sagoma tediata, come da un enorme carro imperiale blu. Zip, dentro la borsetta i libri e gli assorbenti. Il secondo corvo passa sulle sagome mestruate svogliatamente in pomeriggi soffocanti d'apatia. Teina, caffè, marijuana consumate ai tavolini tra pecorari di vocazione in gel e faticate scarpe firmate, sudate in lavori da manovale. "Cosa fai?" "Niente". Quel niente che assorbe persino l'eccitante eccezionalità dei lavoretti da barista, o distributice di volantini per il locale dell'amico dell'amico. E' la terza volta che molti qui provano a passare il quarto anno dell'istituto tecnico. Sulla pagina degli auguri c'è quella scema che quando avevate dodici anni ti chiedeva se il sesso orale potesse mai ingravidare qualcuno, ed in fondo lo avrebbe voluto. La tua pelle si ingrassa ed unge dei fumi caldi delle scarse marmitte modificate che ammorbano la piazza. Il terzo corvo passa sulla carogna del ragazzo spericolato finito in un fossato. Chi sarà mai, una modella russa? !Non fidarti quella è perfida e calcolatrice". Le amiche si rinviano a vicenda gli opportunismi. Tra quelle tette enormi c'è il posto per parecchi opportunismi. Chissà perchè dai tuoi auricolari esce sempre musica colma di testosterone e mediocrità. Si girano tutti a guardarti il culo. "Lo so, guardino pure, in quel bar anche il caffè fa schifo, hanno solo me". "Cos'è ti stai sciogliendo?" "No è solo una malattia della pelle, tra verruche ed eczemi, tra l'altro". Tosse, tifo, tisi. Troppe tette tronfie. Tuo timido torello. Le tue lenzuola hanno abbracciato tutti i tossicodipendenti della zona, ed un riciclatore di auto rubate. Eh si che eri felice allattando i figli smarriti della provincia. Grattini tra amici ne avevi, per te tutti sono vigliacchi, e solo per questo tutti sono buoni e mansueti. E ne sai approfittare. L'overdose del tuo amico è già in avanzato stato di decomposizione, nello scantinato. Hai più freddo di quanto ne abbia senza l'abbraccio della penetrazione. Una volta a stagione vai pure al cinema, senza badare a ciò che vedi. Tutto lo spettacolo sta per te nel prendere la macchina e nel piccolo choc del prezzo del biglietto. Che in fondo è sempre aumentato, come la benzina che per ottenerne un goccio queste splendide eroine provinciali non esitano a sgomitare tra il sudiciome unto delle lavastoviglie rotte delle trattorie di famiglia. Il quarto corvo ti becca e ti porta lontano lontano sui cataloghi della collezione primavera-estate.




Bambina del Tramonto


Ti sei spogliata e hai dato tutto, perchè per te era morte
Hai costruito la tua Chiesa sulle viscere marce dei martiri
Hai mantenuto tra molti un verginale ed orgoglioso silenzio.

Fiore sfatto dalla putredine delle vermiglie alghe marine
sussurri ora i tuoi segreti di pubertà a tutti gli estranei
di cui puoi riempire il tuo tempo vuoto.
A tutti ti avvinghi stretta con mille braccia,
come a non volerli più lasciare, noncurante delle loro perverse intenzioni,
che tu sai essere soltanto loro, spettrali e inconsistenti.

E' bello attardarsi qui con te quando tutti tornano a casa dopo la luce
e ti fai più confidente e finalmente non sei più distratta,
a chi puoi rivolegerti infatti se non a me?
Vezzi, scandali, profili, resti, tristezze di te che custodisco nel secondo cassetto,
e l'impagabile ed avida certezza del tempo in cui sarai qui ancora per un po'.

Non guardi ciò che dai da quell'angolino buio che ti sei ritagliata,
poiché nulla senti che t'appartiene. Povertà, Fede, Angoscia,
le tre dee dal cui sangue è sorta per te la grazia,
al tramonto col visetto poggiato su di un muretto scorticato,
tra le memorie di un mediocre video musicale e le icone sacre di tua nonna.

Bambina del tramonto sospirante secondo il ritmo delle onde inquinate,
raccattando in fretta tutte la frustrazione sparsa tra i ricordi smessi,
come una bomba di felicità ad orologeria che esplode inattesa dopo un accumulo di tensione,
parli e canti e balli e urlacchi, e dai scacco ai miei pregiudizi.

Non hai riconosciuto il volto del Redentore su questi volti persi e spauriti
perciò dopo gli allenamenti, alle diciotto e venti in punto,
nove schiere angeliche ti rapiranno conducendoti davanti al suo cospetto
che ti raffiguri molto simile alle immagini del capitolo sul barocco
che hai studiato così bene senza che il professore poi ti interrogasse.

Abbiamo assistito tutti alla trasfigurazione della Madonna del tramonto,
qualcosa a metà tra il Sinai e la festa rionale.

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