venerdì 22 aprile 2011

Meine historischer Materialismus: estemporanei quanto provvisori chiarimenti sul concetto

Considerato che più volte ho fatto riferimento ad un certo significato di materialismo storico, sembra ormai opportuno chiarire quale esso sia, affinché non si misticizzi a sua volta.
Sgombrando il campo da ogni equivoco, non solo non è il mio caso, ma credo che nessun pensatore che si sia interrogato sui fondamenti metodologici del materialismo storico ne abbia mai abbracciato la versione radicalmente meccanicistica (indicata dagli intellettuali snob come "materialismo storico volgare"), secondo cui i rapporti tra struttura e sovrastruttura sarebbero di natura rigidamente causale. A questa riccorrono piuttosto alcuni storici, quando ad esempio affermano che la tale rivoluzione presupponeva determinate condizioni socio-economiche, ma per amplificare i suoi effetti, oltre che per nascondere la nuda effettualità, si ammanta ideologicamente di tale giustificazione teologica. La rivoluzione dei salariati e degli artigiani delle arti minori inglesi nell'ultima porzione del XIV secolo avrebbe ideologicamente fatto appello alla corruzione del clero e dei vescovi in particolare. Possiamo dircelo senza problemi, questa spiegazione è cretina. Oltre a proiettare un utilitarismo, un macchiavellismo, e una razionalità strategica (ed anche un po' meschina) che appartiene più al nostro secolo che a quello, ignora la complessità e la problematicità del rapporto tra struttura e sovrastruttura.
Con il concetto di materialismo storico, faccio piuttosto riferimento ad un rapporto tra le due di tipo analogico. Tra attesa escatologica od utopia pauperistica (sovrastruttura) ed indebolimento dell'influenza di Roma sul clero tedesco (struttura) che rifiuta i sacramenti da parte di preti "corrotti", intercorre un rapporto di analogia. La sovrastruttura infatti non esiste separatamente, ma neanche è legata alla struttura solo da un rapporto causale. Essa non viene dopo, come effetto della struttura separato da essa e ad essa legato solo da un rapporto causale, con una formula: la sovrastruttura nasce nella struttura e non da essa. Quando uno spirituale francescano radicale annuncia l'avvento del regno escatologico, la terza era gioachimita, egli sa che questa era andrà a svuotare di potere proprio la struttura ecclesiastica la cui aria egli respira, di cui il suo gioachimismo è intriso. O ancora, quando Gesù annuncia l'avvento del regno, egli è perfettamente consapevole che l'avvento del regno significherà la distruzione del tempio, di quel tempio, edificato nella Gerusalemme della cui bigotteria era così disgustato.
La sovrastruttura si autonomizza, si separa solo in un momento successivo, sotto lo sguardo dello storico, e neanche di ogni storico, ma solo di quello la cui società ha raggiunto un livello estremo di divisione del lavoro. Al contrario, essa è originariamente espressione della struttura, più che il suo effetto, allo stesso modo in cui il pallore è espressione della malattia. Si può parlare di essa come di un sistema di segni. Il segno-pallore non sarà effetto della malattia, quanto piùttosto la esprime, nella misura in cui affonda le radici e si nutre di una certa malattia.
Ciò significa che nessun intellettuale (neanche il più ideologico) edifica la sua teoria come una conseguenza della sua condizione socio-economica. Una teoria è sempre irriducibile, naturalmente, all'economia; tutta via essa è come il prolungamento di un certo assetto economico, come l'efflorescenza del fiore è il prolungamento del gambo che lo nutre, in un rapporto organico. Nessuno direbbe che l'efflorescenza non sia qualcosa di diverso dal gambo; tuttavia nessuna efflorescenza sussiste senza gambo.
In un'ipotetica società primitiva fondata sulla guerra, la difesa del territorio e la conquista, in un villaggio sottoposto quotidianamente a rapine e scorrerie dei nemici, il pacifismo non avrebbe alcun senso, e ancor prima di emergere nelle menti dei membri di quella società resterebbe per sempre sempolto dai colpi di spada da cui essi sono circondati. Sarebbe un'opzione assolutamente non contempleta, ancor prima di essere scartata. Ciò non significa tuttavia che il pacifismo sia effetto di società meno aggressive, come ci mostrano schiere di individui non aggressivi e non pacifisti. Tuttavia il pacifismo diviene possibile solo ad un certo grado di sviluppo delle forze economiche, e si sviluppa in esse come in un utero. Così come da una patata si diramano molteplici radici, senza che si possa mai dipanare un tronco di quercia, allo stesso modo da un determinato assetto storico-economico si producono svariati ed imprevedibili effetti sovrastrutturali, che non potranno però mai eccederne la struttura senza che si sia prima abbattuta su di esso una rivoluzione.

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