Ci si interroga su come cambiare il corso del mondo, le sorti dell'italia, su come dirigere le nostre vite seguendo un presunto ordinamento più etico ed umano. Ma raramente ci si interroga sulle minuzie, sulle cellule infinitesimali dell'esistenza, sui bordi microfisici del potere. Perchè? Risposta amara, quanto semplice: perchè sono le uniche cose che accadono e realmente e potrebbero essere cambiate, con un lavoro costante e con serietà, da ciascuno di noi.
Ad esempio mi interrogo su qualcosa che, come tutte le particelle infinitesimali, ha tutta l'apparenza di essere innocuo, solo per il suo carattere locale. Che cosa presuppone la possibilità di una donna di poter dire: "io da un uomo voglio sentirmi protetta, con lui voglio sentirmi sicura"? Qual'è l'economia del discorso che la rende intelligibile? Vale a dire: cosa la rende comprensibile, e successivamente efficace? Secondo quale economia del discorso questa proposizione può articolarsi con gli altri discorsi e con i rapporti di forze che li sorreggono?
Provo a darmi delle risposte. Escludo fin da principio la spiegazione naturalista, secondo la quale la donna, più debole dell'uomo per natura, deve ricevere protezione dal maschio della propria specie. Questa è puro positivismo fascista, e già il ricorso a categorie naturali deve farci insospettire, così come Rousseau (che solo per questo meriterebbe la sommità dell'olimpo della riflessione politica, antesignano in questo dei Marx o dei Foucault) - come Rousseau sospetava di proiezione nel passato di condizioni sociali presenti le teorie di Hobbes sullo stato di natura. Da rifiutare sono anche le teorie storico-naturalistiche, semplicemente un raffinamento che prolunga le prime, che imputerebbe il bisogno di protezione della donna al corso naturale della storia, vale a dire al peculiare adattamento che l'organismo della donna ha subito nel corso della sua evoluzione. "La donna non è debole per essenza naturale, ma è la sua storia naturale ad averla resa debole".
La risposta che ritengo più adeguata, lo si sarà intuito, è quella che riconduce l'intelligibilità della proposizione: "voglio sentirmi protetta", ad una economia di ripartizione dei poteri tra uomo e donna, fondata in primo luogo sulla divisione del lavoro. La donna relegata per millenni in condizioni di subordinazione sociale, nella casa, nella cascina, nella cucina, o come dama (il che fa lo stesso, sempre marginalizzata), è stata privata di qualsiasi autonomia di deliberazione, di pensiero, di azione. Questo è il primo passo di ogni regime totalitario, ovvero rendere quanto più possibile insicuri, instabili, dipendenti, i soggetti da dominare. La vita per la donna è presto divenuto qualcosa di impensabile da affrontare senza la protezione e la guida di qualcuno. Quel qualcuno ovviamente è l'uomo, che sulla subordinazione della donna ha trovato un appiglio per esercitare il proprio potere. Se volete farvi degli schiavi, privateli di ogni mezzo di sussistenza autonomo e rendetevi indispensabili a loro. La protezione è solo la parola buona per "dominazione". Siete protette o sorvegliate?
Un'intelligente obiezione a ciò che vado dicendo, sarebbe quella che farebbe notare come il "bisogno di protezione" sia qualcosa che persiste tenacemente anche in un'epoca, come la nostra, che sta fornendo alla donna, finalmente, ma gradualmente, tutti i mezzi per poter vivere autonomamente ed assicurarsi delle condizioni socio-economiche decisamente migliori. Credo tuttavia che questa permanenza sia da attribuire ad un processo analogo a quello della liberazione di uno schiavo: egli, liberato dalle proprie catene, non vedrà l'ora di ritornarvi, disorientato e confuso com'è dalla varietà di un mondo che a lungo gli era stato precluso.
Vertice sublime e struggente del nostro tempo, sono le tecniche di fecondazione artificiale, e le altre che garantiscono persino possibilità di riproduzione, almeno in linea di principio, senza un rapporto di tipo "naturale" (quindi di forza) con un uomo. Solo attraverso l'emancipazione dai rapporti naturali di dominazione, corroborata impetuosamente dai progressi della tecnica, la donna potrà essere completamente liberata. Anche piccoli e divertenti accorgimenti tecnici, come i vibratori, le mutande con le protesi del fallo etc. sono edificanti e divertenti esempi di come la tecnica, anche la più rudimentale, può rendere libero l'uomo dai vincoli naturali e più spesso sociali.
L'autonomia economica delle donne è l'unico fondamento, e lentamente si sta affermando, sulla quale può sorgere la sua libertà morale, intellettuale, e spirituale. Certo, la tecnica e l'emancipazione economica non significano liberazione automatica; potrebbero pur sempre prendere strade e percorsi imprevedibili. Così come l'"emancipazione" del corpo della donna, non condotto fin alle sue ultime conseguenze, ha prodotto una sua ulteriore mercificazione alla mercé del più forte che può procurarselo. Ciò probabilmente perchè l'emancipazione culturale non corrispondeva ancora pienamente ad un sostrato sociale, economico, strutturale. Allo stesso modo, la tecnica e l'apertura delle carriere potrebbe lasciare incompiuta l'emancipazione della donna, se tutto, dagli spazi alle abitudini, dal diritto alle consuetudini, non accompagnerà armonicamente lo sviluppo delle prime.
Certo il tema sembra ridursi ad una trascurabile minuzia, ad un dettaglio privo di importanza. Tuttavia se non ci insinuiamo nei dettagli per scardinare i grandi dispositivi di potere, dove potremmo inserirci? Non certo nell'economia, non certo votando ai referendum, non certo esercitando il "diritto" di voto, non certo puntando ai massimi sistemi, che sono impossibili da impugnare, ed anche se lo si potesse fare, darebbero luogo ad un mutamento talmente astratto e generale da non cambiare nulla (es. la condizione della donna può mutare di pochissimo anche in grandi passaggi istituzionali, come dall'impero allo stato etc.). Perciò cominciate da ciò che vi sembra ridicolo, infinitesimale, trascurabile. Smettete di cercare protezione dal "vostro uomo", pechè non è un "uomo", ma un prodotto di storia, carne e tecnica, tanto quanto voi.
Vi lascio, a riguardo, con alcune parole di Foucault:
"Piccole astuzie dotate di grande potere di diffusione, disposizioni sottili, d'apparenza innocente, ma profondamente insinuanti, dispositivi che obbediscono a inconfessabili economie o perseguono coercizioni senza grandezza...Astuzie, non tanto della grande ragione che lavora perdino durante il proprio sonno e da un senso all'insignificante, quanto dell'attenta "malevolenza" che fa di ogni cosa il suo seme. Per ammonire gli impazienti, ricordiamo il maresciallo di Saxe: "Benchè coloro che si occupano dei dettagli passino per persone limitate, mi sembra tuttavia che questa parte sia essenziale, poichè è il fondamento ed è impossibile costruire alcun edificio né stabilire alcun metodo senza averne i principi. Non basta avere il gusto dell'architettura. Bisogna conoscere il taglio delle pietre"
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